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Banche italiane, Ferfoglia (AnalisiBanka): “Nel prossimo quinquennio si troveranno in un contesto di forte pressione economica e concorrenziale”

Il sistema bancario italiano si trova in un momento di transizione e alle prese con una profonda rivoluzione digitale e tecnologica. Le banche italiane sono pronte per affrontare il futuro?

Se è vero che questi sono stati anni d’oro per i bilanci delle banche, è anche vero che non mancano le sfide per il sistema bancario italiano, soprattutto se pensiamo al fatto che sul mercato si sono affacciati intermediari finanziari di diverso tipo, realtà straniere e fintech.

A questo si aggiunge il fatto che gli istituti di credito sono oggi messi alla prova anche dall’evoluzione tecnologica. Un percorso non indolore quello della trasformazione digitale, per un comparto è tendenzialmente tradizionale e burocratizzato.

Quali opportunità e criticità stanno emergendo e come le banche italiane dovranno prepararsi per restare competitive? Ne abbiamo parlato con Marco Ferfoglia, Presidente di AnalisiBanka APS, associazione costituita da un gruppo di operatori bancari e di professionisti del settore.

Quale è lo stato di salute del sistema bancario italiano e quali sono le sue prospettive di breve periodo?

Dopo una stagione prolungata di consistenti accantonamenti per fronteggiare il peggioramento del livello della qualità crediti che hanno messo in forte difficoltà il sistema bancario, i bilanci delle banche italiane hanno registrato nel 2023 risultati quasi inaspettati, ad esempio i principali operatori creditizi presenti in Borsa hanno registrato 21 miliardi di utili.  

Le motivazioni sono essenzialmente riassunte in un forte miglioramento del livello del margine d’interesse (come riflesso dell’aumento dei tassi d’interesse spinti dalla Bce), congiuntamente ad una consistente diminuzione del costo del rischio di credito.  

Nel prossimo quinquennio le banche italiane si troveranno nuovamente in un contesto di forte pressione economica e concorrenziale in quanto dovranno essere in grado di affrontare congiuntamente queste tematiche:

1. in un contesto economico ancora debole, anche in presenza di un’elevata incertezza geopolitica, si ritiene che il tasso di deterioramento del credito delle imprese si assesterà attorno al 3,5% nel 2024, questi era pari al 2,4% nel 2023 (dati ABI). Questa dinamica sebbene non sia da considerare ancora come preoccupante, viene confermata anche dall’ampliamento della categoria dei crediti “Underperforming” o stage 2;

2. il nuovo quadro normativo bancario, denominato Framework Basilea IV appena aggiornato a livello europeo, obbligherà tutte le banche dal 2025 a rafforzare progressivamente i loro patrimoni;

3. il risiko bancario anche se in modo non dichiarato vede il Unipol molto attiva, in quanto la banca Monte dei Paschi o qualche altra entità creditizia potrebbe rientrare negli appetiti del gruppo assicurativo bolognese.

L’innovazione tecnologica è oggi un tema centrale nel mondo finanziario. Quali sono le ragioni che spingono il sistema bancario a investire in Fintech?

Le banche italiane da sempre hanno voluto e dovuto investire in tecnologia, ora questa dinamica si sta manifestando in modo ancora più sostenuto. In quanto anche per l’avvento delle tecnologie digitali viene confermata la volontà di “smaterializzare” i costosi sportelli bancari e nel contempo valorizzare il rapporto con la clientela tramite nuovi dispositivi portatili da utilizzare a distanza.

Pertanto anche le tecnologie digitali espressamente applicate alle funzionalità finanziarie con una forte componente innovativa (fintech) risultano anch’esse in costante crescita, tanto che per il biennio 2023/2024 gli investimenti dedicati risultano pari a 901 milioni.

La spesa fintech del sistema bancario corrisponde al 5% della spesa complessiva in ITC (Information and Communication Technology), quest’ultima si riferisce agli investimenti ed agli oneri necessari per il funzionamento di tutta le strutture tecnologiche.

Le banche e gli intermediari finanziari nell’applicare le tecnologie fintech si avvalgono di unità organizzative dedicate, di società specializzate di cui hanno acquisito il controllo, oppure si avvalgono sempre di più frequentemente della collaborazione di provider tecnologici specializzati.

In quali contesti vengono indirizzati gli investimenti fintech?

I principali investimenti fintech predisposti nel biennio 2023/2024, secondo l’indagine Fintech nel sistema finanziario italiano di Banca d’Italia di aprile 2024, fanno principalmente riferimento a:

1. realizzazione di nuove piattaforme web e di nuovi dispositivi app da utilizzare tramite il telefono portatile, in questo modo risulta possibile anche proporre nuovi servizi aggiuntivi (la numerosità di questi nuovi progetti corrisponde al 20,5 % del totale);

2. Intelligenza Artificiale, che può essere adottata in diversi contesti come il digital lending e l’analisi massiva di documenti (16,5% dei progetti);

3. RPA (Robotic Process Automation) ovvero l’utilizzo di software dedicati alla gestione automatica di attività ripetitive.4.Sviluppo di API (Application Programming Interface), questa tecnologia trova diverse applicazioni nell’ambito del open banking;

4. Cloud, a questa tecnologia corrispondono pochi progetti ma con una entità di spesa decisamente consistente;

5. DLT e blockchain.

Quali sono i principali benefici del puntare sul fintech e quali sono i costi di questo investimento?

Le banche pongono in essere i nuovi investimenti in fintech principalmente per ridurre i costi di processo e nel contempo per cercare di aumentare il livello dei ricavi, specie in corrispondenza della predisposizione di nuovi prodotti e servizi finanziari.  

Per rendere efficacie un investimento fintech (il valore medio risulta pari a circa 12 milioni) bisognerà verificare che i tempi di realizzazione non siano eccessivi (tempo medio di analisi e realizzazione corrisponde a circa 18 mesi) e successivamente gli stessi debbono trovare rapidamente un equilibrio tra costi inizialmente affrontati e ricavi generati (mediamente ulteriori 30 mesi).

Molto spesso il principale ostacolo per le banche è rappresentato dalla difficile adattabilità tra questi nuovi progetti fintech nei confronti delle infrastrutture e dei sistemi IT preesistenti (Legacy).

Con il supporto delle nuove tecnologie e grazie alle norme europee nuovi operatori finanziari stanno implementando l’offerta di servizi finanziari. Come reagiranno le banche per restare competitive?

Grazie alle normative europee si è venuto a definire un contesto dove nuovi operatori finanziari vigilati possono, in via autonoma a livello europeo e quindi nazionale, proporre nuovi e rinnovati prodotti finanziari.

In particolare, con l’aggiornamento della Direttiva sui servizi di pagamento PSD (Payment Services Directive) in Italia gli Istituti di Pagamento e gli Istituti di Moneta Elettronica sono già operativi nell’emettere moneta elettronica ed operare nei circuiti di pagamento a favore della clientela. Inoltre a seguito di un’espressa richiesta sarà possibile tramite un unico dispositivo: poter visionare il saldo di tutte le banche con cui si hanno rapporti; decidere quale intermediario utilizzare per disporre gli ordini di pagamento;

Con la Direttiva di prossima applicazione denominata FIDA (Financial Data Access), poi, a fronte dell’approvazione della clientela interessata, operatori denominati Fornitori di Servizi di Informazioni Finanziarie (FISP) potranno proporre: la visione aggregata di tutti gli investimenti e portafogli finanziari di proprietà; l’utilizzo di una piattaforma che evidenzia l’insieme degli affidamenti concessi da tutte le banche;

Infine, il Decreto VASP prevede l’obbligo di iscriversi al Registro degli Operatori di Valute Virtuali, per i soggetti che svolgono servizi in cripto valute nei confronti di terzi. Come l’emissione, la compravendita di valute virtuali, la conversione in valute aventi corso legale, oltre la gestione e la custodia di portafogli di asset virtuali.

Le attività e i soggetti sopra evidenziati porteranno allo sviluppo delle attività denominate di open banking e di open finance, in questo modo la clientela potrà beneficiare di un’ampliata gamma di servizi aggiuntivi, sia presso gli intermediari finanziari sia presso i fornitori di servizi non finanziari (merchant). Nel contempo anche le banche potranno, con una semplice comunicazione alla Banca d’Italia, rendersi attive nel proporre i nuovi servizi finanziari sopra descritti.

Reputo pertanto che si creerà un contesto concorrenziale ibrido, ove talvolta si manifesteranno decisi contesti concorrenziali e talvolta potranno manifestarsi anche rinnovate relazioni di cooperazione ad esempio nel ricercare nuove soluzioni tecniche (coopetition).

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