di:  

La geografia della ricchezza: Milano, Bolzano e Monza leader nella classifica dei redditi

La geografia della ricchezza: a Milano, Bolzano e Monza i redditi più alti

L’analisi dei redditi familiari in Italia rivela una forte disparità tra le diverse regioni e province, con Milano, Bolzano e Monza ai vertici della classifica. Quali sono le ragioni di queste differenze, e quali fattori economici, sociali e politici che contribuiscono alla crescente disuguaglianza territoriale?

Le province che registrano il maggiore aumento percentuale del reddito sono Sondrio (+16,9%), Belluno (+15,4%) e Imperia (+15,1%). Le performance peggiori si trovano nel Nord Est, con Trieste a +5,9% e Pordenone a +7,8%. Livorno occupa il terz’ultimo posto con un incremento dell’8,2%. Belluno si distingue con il miglior miglioramento, guadagnando 10 posizioni, mentre Pordenone ha subito una flessione pari a 10 posti nella classifica.

Il reddito complessivo disponibile delle famiglie italiane ammonta a 1.319 miliardi di euro, segnando un aumento dell’11,3% rispetto alla fine del 2021. Tuttavia, tale crescita non ha compensato l’inflazione, che ha raggiunto il 14,9%, riducendo così il potere d’acquisto delle famiglie. Il divario economico tra Nord e Sud rimane marcato, con il Nord che continua a guidare la classifica dei redditi, mentre il Sud fatica a ridurre le disuguaglianze.

È quanto emerge dall’analisi di Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle stime 2023 del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, di cui di seguito riportiamo le principali evidenze.

Reddito disponibile delle famiglie: andamento territoriale

Come anticipato, cresce il reddito disponibile delle famiglie in ogni provincia italiana tra il 2021 e il 2023, ma se l’incremento è del 13,4% nelle province alpine, nelle altre province è del +11,2% . A fare più fatica a tenere il passo sono soprattutto le famiglie del Centro Italia (+10,3%).

Tra il 2021 e il 2023, Sondrio (+17,0%), Belluno (+15,4%) e Imperia (+15,1%) hanno registrano gli aumenti più consistenti, rispetto alla media italiana del 11,3%, conquistando la vetta della classifica provinciale. Roma, invece, con un incremento del +9,5% si colloca appena al 94° posto. Ma in termini di pro-capite (ovvero in rapporto alla popolazione residente), Milano resta prima in classifica con un reddito disponibile di 34.885 euro a testa, quasi due volte e mezzo più alto di quello di Foggia che chiude la classifica con 14.554 euro.

A contribuire alla crescita del reddito disponibile è il reddito da lavoro dipendente. Tra il 2021 e il 2023, quest’ultima voce è infatti aumentata dell’11,8% a fronte dell’11,3% del reddito complessivo disponibile.

Gli aumenti più consistenti del reddito da lavoro dipendente si registrano in particolare nel Mezzogiorno (12,5%), con punte del 14,2% in Abruzzo e del 13,8% in Sicilia. Mentre il Centro mostra una minore velocità (10,8%). L’Aquila (+18,5%), Teramo (18,1%) e Sondrio (17,9%) sono le province dove si registrano le crescite maggiori. Di contro, Terni (+7,3%), Pordenone (+6,2%) e Trieste (+6,1%) sono quelle che restano più indietro.

Tra il 2021 e il 2023, restano saldi sul podio per reddito disponibile pro-capite Milano con 34.885 euro, Bolzano con 31.160 e Monza e della Brianza con 29.452. Mentre sul fronte opposto nel 2023, Foggia scivola all’ultima posizione della graduatoria provinciale con 14.554 euro a testa, penultima Caserta con 14.683 e terzultima Agrigento con 14.802, nonostante i tassi di crescita del reddito complessivo disponibile registrati nel triennio da queste province rispettivamente del 9,1%, dell’11,1% e del 12,8%.

Belluno guadagna ben 10 posizioni collocandosi al 23esimo posto, di Sondrio che ne scala 9 attestandosi al 43esimo e di Venezia che ne recupera 7 piazzandosi al 27esimo. Sul fronte opposto, invece, Pordenone retrocede di 10 “gradini” classificandosi al 25esimo posto, Udine di 9 al 36esimo e Trieste di 8 al 18esimo.

Disparità regionali dei redditi: un’Italia a due velocità

Le differenze nei redditi tra le regioni e le province italiane sono una delle caratteristiche più evidenti della nostra economia. Sebbene alcune aree del Nord, come Milano, Bolzano e Monza, continuino a registrare una ricchezza crescente, molte regioni del Sud e alcune aree interne del Paese restano indietro, con un reddito pro capite che è significativamente inferiore rispetto alla media nazionale.

Questa disparità non è solo economica, ma anche sociale e culturale. Le politiche di sviluppo regionale, seppur mirate, non sono sempre riuscite a colmare il divario tra il Nord e il Sud, contribuendo a un fenomeno che molti economisti definiscono come “dualismo territoriale”. L’industria al Sud è meno sviluppata, mentre il settore dei servizi e il turismo non hanno raggiunto gli stessi livelli di reddito delle zone più industrializzate del Paese.

Un altro fattore che alimenta le disuguaglianze è la differenza nei livelli di istruzione e formazione. Le regioni del Nord godono di un’istruzione superiore più sviluppata, che favorisce l’ingresso nei settori ad alta specializzazione, mentre al Sud le opportunità sono più limitate, il che influisce negativamente sulla capacità di generare reddito.

Le politiche pubbliche e il ruolo dello stato

Le politiche pubbliche, a livello nazionale e regionale, sono un fattore determinante nel determinare la distribuzione della ricchezza. A Milano, Bolzano e Monza, dove il reddito delle famiglie è alto, le politiche locali si sono orientate verso il miglioramento delle infrastrutture, l’attrazione di investimenti e il sostegno a settori ad alta redditività. Tuttavia, in altre regioni, le politiche di sostegno sono meno efficaci, con una minore capacità di stimolare lo sviluppo industriale e l’innovazione.

Inoltre, l’Italia si trova di fronte alla sfida di ridurre il peso del debito pubblico, che ha raggiunto livelli molto alti. La gestione delle risorse pubbliche e l’efficienza della spesa sono temi cruciali per il futuro della crescita economica. Le politiche fiscali, la riforma del sistema pensionistico e la revisione della spesa pubblica sono temi di discussione che avranno un impatto diretto sulla distribuzione della ricchezza.

Il futuro dei redditi in Italia

Guardando al futuro, la distribuzione della ricchezza, e quindi dei redditi, in Italia potrebbe subire ulteriori modifiche, con la possibile crescita delle disuguaglianze tra le regioni più ricche e quelle più povere. Tuttavia, le sfide economiche globali, come la digitalizzazione, la transizione energetica e la globalizzazione, potrebbero anche offrire nuove opportunità per quelle regioni che sapranno adattarsi rapidamente ai cambiamenti.

In conclusione, sebbene il Nord sia stabilmente al vertice della classifica dei redditi familiari in Italia, la disuguaglianza tra le diverse aree del Paese resta un tema centrale. La gestione delle risorse pubbliche e delle politiche di sviluppo regionale sarà decisiva per garantire una crescita economica equilibrata e una distribuzione della ricchezza più equa tra le regioni.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO!