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Insolvenze aziendali, un trend preoccupante che non si arresta

Il recente Insolvency Report di Allianz Trade mette in evidenza una questione urgente per il sistema economico globale: l’impennata delle insolvenze aziendali. Con percentuali in crescita costante, è tempo di intervenire con politiche mirate per sostenere la stabilità finanziaria delle imprese.

La situazione tratteggiata dal rapporto non lascia molto spazio all’ottimismo.

Secondo le previsioni, le insolvenze aziendali stanno crescendo e cresceranno ulteriormente anche nei prossimi anni. Dopo il significativo aumento del 10%, previsto nel 2024, Allianz stima un incremento aggiuntivo del 6% nel 2025 e del 3% nel 2026.

Un quinquennio consecutivo di incrementi dei fallimenti aziendali sarebbe un fatto raro e decisamente preoccupante. Questo trend rischia di mettere sotto pressione non solo le imprese, ma anche il comparto del credito commerciale e, soprattutto, le assicurazioni del credito. Oltre 30.000 imprese, infatti, potrebbero trovarsi in situazioni critiche, accentuando ulteriormente il problema.

Guardando all’Italia, il quadro appare ancora più allarmante. Il nostro Paese, infatti, risulta tra i più colpiti dal fenomeno. Nel 2024, il numero di insolvenze ha subito una drastica impennata, registrando un incremento del 45%, rispetto al +9% dell’anno precedente. Questa crescita straordinaria evidenzia una fragilità strutturale significativa.

È emblematico notare come alcuni settori siano più vulnerabili di altri. Il comparto delle costruzioni, da sempre considerato un barometro della salute economica, ha segnato un +62% nelle insolvenze, seguito dal manifatturiero (+58%), dal commercio (+50%) e dall’hospitality (+39%). Questi dati suggeriscono che le difficoltà non sono circoscritte, bensì diffuse in diversi comparti chiave dell’economia nazionale.

Secondo l’analisi di Allianz, una responsabilità significativa dei risultati odierni risiede nelle scelte della Banca Centrale Europea. La politica monetaria, caratterizzata dal mantenimento di tassi di interesse elevati, ha penalizzato molte aziende già provate dalle difficoltà post-pandemiche e dalla crisi geopolitica. È interessante sottolineare come una politica monetaria così restrittiva, per quanto utile a combattere l’inflazione, finisca per rallentare fortemente gli investimenti. Molte aziende, specialmente quelle coinvolte nella transizione ecologica e tecnologica, necessitano infatti di capitali ingenti e bassi tassi di interesse per affrontare investimenti strategici senza rischiare l’insolvenza.

Un altro elemento chiave è la trasformazione radicale delle dinamiche produttive e concorrenziali, in gran parte spinte dall’adozione massiva dell’Intelligenza Artificiale. Non tutte le aziende sono riuscite o stanno riuscendo ad adattarsi velocemente a questi cambiamenti. Il rischio, già evidente, è quello di accentuare ulteriormente le difficoltà economiche in aziende che potrebbero invece essere competitive con il giusto supporto tecnologico.

Infine, non va dimenticato il ruolo strutturale dell’arretrato accumulato durante la crisi pandemica. Questo rappresenta un peso consistente sulle spalle delle aziende che tentano faticosamente di riprendersi. È un problema che va affrontato con misure specifiche e mirate, senza le quali rischiamo di assistere a una lenta e prolungata stagnazione economica.

Il quadro che emerge impone con forza la necessità di interventi tempestivi e decisi. Occorrono strumenti concreti di supporto alla liquidità, politiche di incentivazione agli investimenti e un contesto monetario più favorevole allo sviluppo delle imprese. Solo agendo in questa direzione sarà possibile invertire questa preoccupante tendenza, riportando fiducia e stabilità nelle nostre imprese.

Alla prossima!

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