L’acquisizione da parte di Poste Italiane di una quota significativa in Telecom Italia (TIM) segna un momento cruciale per il settore delle telecomunicazioni italiano, riportando lo Stato al centro delle decisioni strategiche di un’azienda chiave per l’infrastruttura nazionale.
L’acquisizione iniziale: il trasferimento delle quote da Cassa Depositi e Prestiti
Nel febbraio 2025, Poste Italiane ha annunciato l’acquisizione del 9,81% delle azioni ordinarie di TIM da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), ente che detiene il 35% del capitale di Poste ed è controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Questa operazione è stata finanziata in parte attraverso la cessione a CDP del 3,78% delle azioni detenute da Poste in Nexi (leader in Italia nel mercato delle soluzioni di pagamento digitale) e in parte mediante risorse liquide disponibili. L’obiettivo dichiarato era quello di creare sinergie tra le aziende e favorire il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia.
L’accordo con Vivendi: l’incremento della partecipazione azionaria
Successivamente, a marzo 2025, Poste Italiane ha raggiunto un accordo con Vivendi per l’acquisto di un ulteriore 15% delle azioni ordinarie di TIM, portando la propria partecipazione complessiva al 24,81% e diventando così il principale azionista dell’azienda. L’operazione, del valore di 684 milioni di euro, è risultata essere effettuata al prezzo di 0,2975 euro per azione, con uno sconto del 4,8% rispetto al prezzo di chiusura di TIM il giorno dell’accordo. Vivendi, dopo questa cessione, ha ridotto la propria partecipazione al 2,51%, segnando una significativa ritirata dal mercato italiano delle telecomunicazioni.
Il ritorno dello Stato nel controllo di TIM attraverso Poste Italiane
Queste operazioni segnano un altro significativo ritorno, quello dello Stato italiano nel controllo strategico di TIM. Poste Italiane, con CDP e il MEF tra i suoi principali azionisti, permette sicuramente allo Stato di esercitare la propria influenza su un asset considerato di rilevanza nazionale. Questo riassetto proprietario riporta le telecomunicazioni italiane sotto una supervisione pubblica diretta, riducendo l’influenza di gruppi stranieri e privati nel settore.
Fonte: Poste Italiane
L’operazione assume particolare rilevanza in un contesto in cui le infrastrutture digitali e la sicurezza delle reti sono considerate elementi chiave della sovranità economica e tecnologica di un Paese. Negli ultimi anni, il controllo delle telecomunicazioni è diventato una priorità strategica per molti governi, alla luce delle crescenti minacce alla sicurezza informatica e dell’importanza delle reti di comunicazione per lo sviluppo economico e la competitività globale.
Per il governo italiano, questa acquisizione rappresenta un’opportunità per indirizzare TIM verso una strategia più allineata agli interessi nazionali, con un focus su innovazione, espansione della rete in aree meno servite e una maggiore integrazione con le infrastrutture pubbliche. Inoltre, la presenza statale potrebbe rafforzare le prospettive di investimento nel 5G e nella fibra ottica, garantendo un controllo diretto su decisioni fondamentali per il futuro delle telecomunicazioni nel Paese.
L’acquisizione da parte di Poste si inserisce anche in un più ampio dibattito sulla necessità di mantenere il controllo pubblico su asset strategici, un tema che negli ultimi anni ha visto il coinvolgimento diretto dello Stato in altri settori chiave, come l’energia e i trasporti. In questo scenario, il ritorno dello Stato in TIM può essere interpretato non solo come una mossa industriale, ma anche come una scelta di politica economica a lungo termine.
Una strategia in linea con l’approccio del governo Meloni
Questa operazione si inserisce quindi perfettamente nell’orientamento politico dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, che ha sempre attribuito un ruolo centrale all’intervento dello Stato nei settori strategici. La Premier, espressione di una formazione politica con radici sociali profonde, non ha mai nascosto la sua visione di un’economia in cui il pubblico eserciti un’influenza diretta nelle aree di interesse nazionale.
Il rafforzamento della presenza statale in TIM si configura come un’occasione che il governo non si è lasciato sfuggire, dopo anni di progressiva privatizzazione dell’ex monopolista. Il ritorno, seppur indiretto, di una supervisione pubblica sull’operatore di telecomunicazioni più importante del Paese segna un punto di svolta per la politica industriale italiana, confermando la volontà dell’attuale esecutivo di presidiare gli asset strategici con strumenti nuovi e più incisivi.
Implicazioni strategiche e sinergie potenziali tra Poste Italiane e TIM
L’ingresso di Poste Italiane come principale azionista di TIM apre la strada a diverse opportunità di collaborazione e sinergia tra le due aziende. Poste, con la sua vasta rete di servizi che include corrispondenza, servizi finanziari, assicurativi e di pagamento, potrebbe integrare l’offerta di TIM, migliorando la qualità e la gamma dei servizi offerti ai clienti. Inoltre, sono in fase avanzata le negoziazioni per la fornitura di servizi che consentiranno a Postepay, società interamente controllata da Poste, di accedere all’infrastruttura di rete mobile di TIM a partire dal 1° gennaio 2026.
Prospettive future per il settore delle telecomunicazioni italiano
L’acquisizione delle quote di TIM da parte di Poste Italiane rappresenta un cambiamento significativo nell’assetto proprietario dell’azienda, con il ritorno dello Stato italiano come principale azionista. Questa mossa strategica potrebbe avere implicazioni rilevanti per il futuro del settore delle telecomunicazioni in Italia, promuovendo sinergie tra le due aziende e potenzialmente favorendo un processo di consolidamento del mercato. Resta da vedere come queste dinamiche influenzeranno la concorrenza e l’innovazione nel settore, ma è evidente che il ruolo dello Stato sarà centrale nelle decisioni strategiche future di TIM.